Sovraindebitamento: mai più imprese rovinate dai debiti

L’importanza dell’analisi e della valutazione dei rischi penali d’impresa per non incorrere nei reati della crisi d’impresa

Sovraindebintamento imprese come uscirne. La situazione pandemica ha amplificato un problema reale delle imprese italiane: la necessità di indebitarsi per sostenere la vita aziendale. Come e cosa valutare per evitare rischi penali?

Sovraindebintamento imprese come uscirne

Tiziana Cecere

Nel nostro delicato momento storico segnato dalla pandemia che sta mettendo a dura prova il nostro paese, si accentua ancora di più la crisi economica e finanziaria, e moltissime persone sono soffocate dai debiti tanto che di recente sono aumentati i casi di suicidio di imprenditori disperati che, a causa di eventi sopravvenuti, l’entità delle entrate risultano nettamente inferiori al reddito disponibile.

Purtroppo molte imprese in crisi – che non riescono efficacemente a prevenire con un’attenta valutazione del piano rischi d’impresa – incorrono nei reati della crisi d’impresa, disciplinati nel Titolo IX del Codice della crisi d’impresa (rubricato “Disposizioni penali”) che si pongono in linea di sostanziale continuità normativa con le fattispecie penali previste dalla legge fallimentare, salvo l’adattamento lessicale dovuto alla sostituzione dei termini “fallimento” e “fallito”, rispettivamente con “liquidazione giudiziale” e “imprenditore in liquidazione giudiziale”.

Il 14 febbraio 2019 è stato pubblicato, in attuazione della legge delega 19 ottobre 2017 n. 155 (Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza), il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI), approvato il 10 gennaio 2019 dal Consiglio dei Ministri e contenuto nel D.lgs. 12 gennaio 2019 n. 14.

Sicuramente il suddetto provvedimento normativo nasce dalla necessità di riorganizzare in modo sistematico la disciplina del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 (c.d. Legge Fallimentare), e quella della legge n. 3/2012 (successivamente modificata dal D.L. n. 179/2012, convertito nella L. n. 221/2012) contenente la disciplina di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

La diagnosi precoce

E’ fondamentale formulare una diagnosi precoce dello stato di difficoltà in cui possano versare le imprese e di salvaguardarne la capacità imprenditoriale nell’ipotesi in cui, per particolari contingenze, vadano incontro a un fallimento.

Per fortuna l’espressione fallimento è scomparsa dal panorama normativo, per lasciare il posto alla locuzione liquidazione giudiziale, così come l’espressione “fallito” è stata sostituita da quella di imprenditore in liquidazione giudiziale.

Tale evoluzione risponde a una nuova concezione dell’insolvenza, quale evenienza non necessariamente connotata da disvalore ma potenzialmente includibile nel rischio connesso all’attività di impresa con esito infausto.

In questi tempi più che mai, risulta doveroso aprire spiragli di salvezza e tutela per la sorte delle imprese poiché l’aumento della sproporzione tra entrate/uscite sta costringendo sia gli imprenditori che i privati ad accendere prestiti, finanziamenti, cessioni del quinto etc, e al contempo, a omettere i pagamenti delle rate del mutuo, delle bollette per utenze, i fornitori o le imposte, il tutto, con ulteriore aggravio dell’esposizione debitoria. Una soluzione a tali scenari e alla tutela del debitore nella gestione della crisi fu già trovata già nel 2012 con la legge n. 3 del 27 gennaio 2012, definita c.d. “legge salva suicidi” che introduceva come novità nel nostro ordinamento “la esdebitazione” per aiutare i “c.d. sovraindebitati” ad affrontare e fronteggiare tutti debiti contratti e senza troppi sacrifici ad estinguerli.

Cosa si intende per sovraindebitamento?

Tale è la “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (ex art. 6, comma 2, lett. a).

I debitori che possono intraprendere la  procedura sono: imprenditori non fallibili (piccole imprese, aziende agricole), privati e/o consumatori e/o professionisti tramite esperti della materia e professionisti abilitati.

Il primo step prima della procedura è l’analisi e valutazione della situazione debitoria complessiva e di quali e quanti sono i creditori insoddisfatti; dopodiché valutata l’ammissibilità e congruità, si deposita la nomina del professionista incaricato dal debitore presso il Tribunale del luogo in cui ha la residenza il sovraindebitato, denominato Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (c.d. OCC). Dopodiché valutata la completezza dell’istanza il giudice con decreto nomina l’OCC e fissa il termine per il deposito della proposta avanzata dal debitore e la relazione sulla fattibilità del piano e/o accordo del professionista.

L’Organismo di composizione della crisi

L’Organismo di composizione della crisi (OCC) è individuato dall’art. 15 comma 5 che assume ogni iniziativa funzionale alla predisposizione del piano di ristrutturazione e all’esecuzione dello stesso. In particolare, ha il compito di aiutare il debitore nella gestione della situazione di sovraindebitamento e contemporaneamente tutela i creditori. E’ di ausilio al giudice e svolge il ruolo di liquidatore giudiziale nell’accordo dei debitori, nel piano del consumatore omologati o nella liquidazione del patrimonio.

Esistono diverse tipologie differenti per esedebitarsi: come il piano del consumatore che può essere presentato soltanto dal privato consumatore che, secondo l’art. 6 comma 2 lett. b) della L. n. 3/2012, deve intendersi “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”, l’accordo di ristrutturazione dei debiti invece, può essere presentato anche da enti e imprese non fallibili, la procedura di liquidazione dei beni tramite cui si liquida il patrimonio del debitore (privato o soggetto non fallibile) che mette a disposizione tutto il suo patrimonio in favore dei creditori cosicché da fronteggiare i propri debiti.

Segnaliamo che, ad esempio, presso la Camera arbitrale di Milano, società interamente partecipata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, è stato istituito nel 2016 l’Organismo per la composizione delle crisi da sovraindebitamento e per la liquidazione del patrimonio (OCC) delle Camere di Commercio di Como-Lecco, Cremona, Milano-MonzaBrianza-Lodi, Pavia, Sondrio, Varese, iscritto al n. 80 del Registro degli organismi, tenuto dal Ministero della Giustizia. In Camera arbitrale di Milano è individuato il referente (per come definito all’art. 2, comma 1, lett. i del D.M. 202/2014). Presso ciascuna Camera di commercio è istituita, invece, una segreteria territoriale.

Esdebitazione: come funziona?

Nel 2019 si registravano 263 nuove domande depositate in Camera arbitrale di Milano e un aumento del +39% rispetto all’anno precedente. L’incremento delle domande dal 2018 rispetto al 2017 è stato del +125%. Per la maggior parte si tratta di privati indebitati o di ex imprenditori insolventi poiché, purtroppo, l’efficacia dello strumento non è ancora molto nota e sono davvero poche le imprese attive che ad oggi vi fanno ricorso, ma è utilissimo sapere che possono accedervi anche imprese start-up innovative, lavoratori autonomi ed enti privati non commerciali. 

Gianni Matera

Stante all’esperienza professionale in partnership dello studio riunito Word legal, in Bari, con la competenza specifica dell’Avv. Giovanni Matera, si opera nel delicato settore analizzato, in partership con lo Studio legale De Filippi con sede in Milano, La Spezia e Parma, specializzato da moltissimi anni nella materia dell’esdebitazione, registrando una numerosissima statistica di esiti positivi per le istanze presentate dai sovraindebitati dal 2012 ad oggi.

Certamente si ritiene che la Legge 3/2012 rappresenti un validissimo strumento processuale per risollevarsi dall’incubo e dalle conseguenze civili e penali dei debiti e, in tempi ragionevoli, riappropriarsi della propria vita e del proprio ruolo sociale.

Non da ultimo la legge salva suicidi è uno strumento di prevenzione dei crimini come ad esempio usura, estorsione e furti che, nelle situazioni di stato di disperazione affondano radici in un terreno fertile.

avv. Tiziana Cecere e avv. Giovanni Matera

I debiti sono la schiavitù degli uomini liberi

Publilio Sirio

Pubblicato da Mullum business center

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