L’emergenza ha introdotto lo smart working

Lavorare da remoto: necessità oppure opportunità?

Il Coronavirus ha dettato le regole del gioco: uffici chiusi, si lavora da casa. Ma al di là dell’emergenza sanitaria, cosa è cambiato davvero nella concezione del lavoro? È stato davvero il virus a modificare l’organizzazione del lavoro nel mondo?

Lo scenario ante virus

Facciamo un passo indietro e analizziamo lo scenario. Prima della pandemia chi lavorava da casa o in remoto? Non è esattamente la stessa cosa, ma in poche parole cerchiamo di spiegare. Un conto è l’home working, un altro conto è lo smart working. Spieghiamo velocemente la differenza.

Se l’home working è da intendersi come (letteralmente) il lavoro da casa, lo smart working, invece, è il lavoro da remoto ovunque ci si trovi: che si tratti di un hotel, di un bar o di un centro uffici. Oppure anche una spiaggia. Gli smart worker conoscono molto bene questa realtà lavorativa e il popolo di lavoratori che ne fa più uso sono ‘i digitali’ (webmaster, social media manager, redattori, ghost writer, creativi, ingegneri, giornalisti etc.). Quei lavoratori, cioè, che possono permettersi di lavorare ovunque senza costrizioni di spazi e di orari. Tutt’altro, dunque, rispetto all’home working.

Sicché la domanda nasce spontanea: chi ha usufruito dell’home working durante la quarantena per Covid-19 tornerà al lavoro in azienda o in studio oppure sceglierà di continuare a lavorare in questa modalità? E, soprattutto, avrà possibilità di scegliere?

A dettare ritmi ed evoluzioni sarà senz’altro la tipologia di lavoro e le responsabilità dello stesso: sei un imprenditore e devi decidere come far lavorare dipendenti e collaboratori oppure sei un libero professionista che deve programmare la sua attività futura? Da dove stai cominciando la valutazione?

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Prima della quarantena imposta dal governo, in Italia sceglievano la modalità ‘home working’ i lavoratori indipendenti (cioè per lo più non legati a un’azienda con contratto di lavoro subordinato): lavorare da casa rappresentava un modo per risparmiare da una parte e – per professionisti single – un modo per concentrarsi lontano dal caos degli uffici. Lo smart working, invece, era una scelta assai gettonata nel mondo dei free lance (spesso in giro per il mondo) o dei manager in trasferta o collocati in sedi decentrate rispetto alla sede centrale.

Il futuro dell’home/smart working in Italia

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Pubblicato da Mullum business center

L'albergo delle aziende

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